"Cerchiamo artisti emergenti disposti a emergere… con portafoglio": il mentoring.
- Cristiano Bonolo
- 5 giu 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 9 giu 2025

Sempre più spesso, "collaborare con una galleria" sembra voler dire questo:
- Ti selezionano con entusiasmo travolgente (di quello che ti fa sentire unico),
- Ti promettono supporto "a 360 gradi" (qualsiasi cosa voglia dire),
- Ostentano una clientela ampia, appassionata, in cerca proprio di te,
- E poi... ti chiedono soldi. Tanti soldi.
No, non è una truffa, ci tengo a dirlo, e fortunatamente non tutte le gallerie operano così. Ma è un modello di business ormai diffusissimo, mascherato da mentoring artistico.
E io, ingenuamente, pensavo che una galleria dovesse investire in me, non il contrario.
Cosa paghi, in realtà?
- Per esporre (forse), anche se spesso la galleria è in un’altra città e tu non puoi nemmeno verificare che le tue opere siano davvero lì.
- Per una promozione vaga, senza target, senza numeri.
- Per qualche consiglio.
E loro?
- Non rischiano nulla.
- Non investono nella tua arte.
- Non si giocano la reputazione se non vendi.
- Non ti devono alcun risultato.
Tu rischi tutto. Loro guadagnano comunque.Paghi per entrare nel "giro", ma il "giro" non entra da te.
È un sistema che si nutre del bisogno dell'artista, legittimo e umano, di essere visto, ascoltato, riconosciuto parlando di evoluzione, storytelling, autenticità, posizionamento. Tutto bello. Ti promettono un percorso di valorizzazione artistica, una consulenza strategica sulla tua unicità…
Ma alla fine ti ritrovi con uno o due quadri appesi in una saletta vuota e zero vendite. Però col mindset potenziato, eh!
Collaborare? Certo. Crescere, mettersi in gioco? Assolutamente sì. Ma la trasparenza dovrebbe venire prima della retorica.
Alla fine, la domanda resta sempre la stessa: chi ci crede davvero nel tuo lavoro? Chi rischia con te?
L’arte ha bisogno di cura, tempo, visione. Ma anche di etica. Di chiarezza.
Siamo davanti a un paywall emotivo:
- Ti fanno sentire scelto, apprezzato, "diverso".
- Ti parlano di valori, di mission, di crescita personale e artistica.
- Creano un coinvolgimento quasi affettivo, come se fossi davvero parte di qualcosa di serio, umano, duraturo.
E intanto, a rimetterci, oltre al portafoglio, è la fiducia.
L’arte non è un abbonamento.
Un artista non è un cliente, ma un professionista.
Merita rispetto, visione, e, almeno ogni tanto, un po’ di verità.






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